H1: Allattamento con protesi mammarie: tutto quello che c'è da sapere
Se ti sei sottoposta a un intervento di aumento o riduzione del seno (nel primo caso con impianti), forse avrai dei dubbi riguardo al suo possibile impatto durante il periodo dell'allattamento.
Sarà doloroso per te? Il bambino riuscirà ad avere un accesso corretto al latte che gli permetta di svilupparsi?
In questo articolo cerchiamo di risolvere tutti i tuoi dubbi basandoci sulle prove scientifiche disponibili, tenendo presente che l'allattamento al seno è l'opzione ottimale raccomandata da medici e ostetriche di tutto il mondo per il nutrimento del tuo bambino nelle sue prime settimane di vita.
H2: Ho impianti mammari, posso allattare il mio bambino?
In linea generale, la risposta è sì. Numerosi studi hanno confermato che non esiste controindicazione per le donne con protesi mammarie in silicone ad allattare il proprio bambino.
Negli ultimi anni le tecniche utilizzate nella mastopessi si sono evolute molto e quelle attuali non modificano il tessuto ghiandolare, per cui è possibile per la madre produrre latte in modo normale.
H3: Posizionamento dell'impianto e tipo di incisione
In generale, le protesi posizionate dietro il muscolo pettorale e con cicatrice nella parte inferiore della mammella o nell'ascella non producono quasi alcuna alterazione al capezzolo, per cui hanno un impatto minimo sull'allattamento al seno e sono le più raccomandate per le donne che desiderano diventare madri in futuro.
Tuttavia, quelle inserite attraverso l'areola (incisione periareolare) potrebbero produrre piccole incisioni nei dotti galattofori e nella rete nervosa incaricata di stimolare la produzione di latte tramite la secrezione di determinati ormoni (prolattina e ossitocina).
Il posizionamento degli impianti proprio sotto le ghiandole mammarie potrebbe causare una pressione sul tessuto ghiandolare e impedire un corretto flusso di latte, diminuendone così la produzione. Ciò non significa che l'allattamento in questi casi sia sconsigliato, ma è possibile che il tasso di successo di un allattamento esclusivo sia inferiore.
H3: Ipoplasia mammaria
La relazione tra ipoplasia mammaria e le difficoltà per un allattamento esclusivo viene a volte confusa con la presenza di impianti.
L'ipoplasia mammaria è una condizione che provoca una crescita difettosa e scarsità di tessuto mammario in alcune donne. Questa condizione ha due conseguenze:
- Da un lato, il seno ha dimensioni ridotte, il che può aumentare l'incidenza di operazioni di aumento del seno in queste donne.
- Dall'altro, può provocare difficoltà nella produzione di latte e, di conseguenza, nel successo dell'allattamento esclusivo.
In questi casi è importante sottolineare che la difficoltà che la donna può avere nell'allattare è legata all'ipoplasia e non alla presenza di impianti.
H3: Dolore
In studi recenti è stato dimostrato che non esiste a priori un tasso maggiore di mastiti in donne che si sono sottoposte a un'operazione di aumento del seno con protesi.
Tuttavia, la contrattura capsulare può causare maggiori fastidi nelle donne che allattano. Tali contratture sono reazioni infiammatorie esagerate che si producono attorno alla protesi e che provocano l'indurimento dei tessuti.
In caso di presenza di contrattura capsulare, sebbene l'allattamento non sia sconsigliato, può risultare doloroso per la madre, pertanto converrebbe evitarlo.
H3: Tipo di protesi
Gli impianti mammari possono essere fabbricati con materiali diversi, tra cui silicone, gel o soluzione salina.
Studi recenti hanno dimostrato che il latte materno non viene in alcun modo contaminato dalla presenza di impianti in silicone, gel o soluzione salina.
Il silicone, infatti, è utilizzato in modo estensivo e il suo assorbimento per via orale o cutanea è considerato insignificante. In alcuni studi è stato addirittura dimostrato che la presenza di silicone è superiore nel latte vaccino o nelle formule rispetto al latte di una donna con impianti di questo materiale.
Nel caso delle protesi PIP (Poly Implant Prothèse), si ritiene che potrebbero causare complicazioni in caso di rottura, per cui il Comitato per l'Allattamento Materno dell'Associazione Spagnola di Pediatria raccomanda la rimozione programmata delle protesi difettose.
H2: Quanto devo aspettare dopo un aumento del seno per allattare il mio bambino?
In primo luogo è importante indicare che è completamente sconsigliato sottoporsi a un'operazione di aumento o riduzione del seno durante l'allattamento. Dopo l'operazione, di qualsiasi tipo si tratti, il seno richiede un tempo di recupero che renderebbe l'allattamento sconsigliabile.
L'ideale è aspettare un periodo di almeno 6 mesi se hai appena partorito (o 6 mesi dalla fine dell'allattamento nel caso tu scelga di allattare) e desideri sottoporti a un'operazione di aumento del seno, ma questo tempo deve essere concordato in ogni momento con il professionista sanitario di fiducia (sia il ginecologo che il chirurgo estetico che esegue l'intervento).
Durante la gravidanza si verificano nel corpo della donna una serie di cambiamenti ormonali e di distensione dei tessuti che potrebbero influire sul recupero dopo un'operazione di aumento del seno. Pertanto, se ti sei sottoposta a un intervento estetico di questo tipo, ti consigliamo di aspettare un anno per garantire un recupero completo e affinché le protesi si siano adattate totalmente al tuo corpo.
H2: E se mi sono sottoposta a un'operazione di riduzione del seno?
In questi casi gli esperti concordano sul fatto che sussiste una probabilità che l'allattamento al seno ne risenta.
In questi interventi vengono ridotti i tessuti mammari, interrompendo alcuni dotti che possono influire sull'adeguata vascolarizzazione e sulla sensibilità del capezzolo, nonché sul flusso di latte durante l'allattamento.
Se intendi sottoporti a un'operazione di riduzione del seno e desideri allattare il tuo bambino in futuro, è importante parlare con il chirurgo per trovare la tecnica che ti offra maggiori garanzie.
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